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Capitolo 3 - Categoria ordinativa: definizioni canoniche e assiomi O1-O7

Fabio Ghioni · v6.0.0 · Copia del 2026-09-24

Capitolo 3 - Categoria ordinativa: definizioni canoniche e assiomi O1-O7

Metadati:

  • Versione: v1.0
  • Data: 2026-04-21
  • Stato: draft completo
  • Autore: Fabio Ghioni
  • Allineato a: TE_CORE v5.1 / OST v2.1 / baseline OCT v1.0 candidate
  • Target parole capitolo: 3.500

1. Problema

I primi due capitoli hanno stabilito due condizioni preliminari:

  1. la validità sintattica classica non basta, da sola, a decidere la realtà operativa di una composizione;
  2. l’unità ontologica utile per domini complessi non è la cosa estensionale, ma la singolarità relazionale-funzionale situata in un contesto osservativo Omega.

Resta ora il passaggio decisivo: trasformare queste due condizioni in una teoria categoriale formalizzata, con regole esplicite di oggetti, morfismi, identità e composizione. In assenza di questa formalizzazione, OCT resterebbe un programma metodologico plausibile ma incompleto. Con questa formalizzazione, OCT diventa invece una grammatica matematica estensiva, verificabile e comparabile con la category theory classica.

Il problema del capitolo può essere formulato in modo diretto:

come definire una categoria ordinativa che conservi l’apparato classico, ma introduca criteri interni di coerenza, emergenza e non-degenerazione senza scivolare in arbitrarietà?

La difficoltà non è solo tecnica. Se gli assiomi fossero troppo deboli, OCT collasserebbe in una ridenominazione del classico; se fossero troppo forti o troppo dipendenti da specifici domini, OCT perderebbe generalità e trasferibilità. Serve quindi un nucleo assiomatico minimo, capace di:

  1. mantenere compatibilità con la sintassi categoriale standard;
  2. filtrare composizioni sterili o degenerative;
  3. restare falsificabile, con vincoli dichiarati e verifiche replicabili.

1.1 Obiettivo assiomatico minimo

L’obiettivo non è costruire in un solo capitolo tutta la teoria avanzata (enriched, fibrations, topos ordinativi), ma fissare un kernel O1-O7 sufficiente per:

  1. definire cosa significhi morfismo ordinativamente ammissibile;
  2. chiarire quando la composizione ordinativa è lecita;
  3. stabilire il ruolo dell’identità in regime non-degenerativo;
  4. introdurre un legame esplicito tra validità teorica e tracciabilità evidenziale.

Questo kernel diventa la base su cui i capitoli successivi (4-7 e 8-11) estenderanno tutto il corpus classico.

1.2 Vincolo di continuità con il classico

Questo capitolo adotta una regola non negoziabile: OCT non può negare le leggi di base della category theory. Può però introdurre un gate aggiuntivo che seleziona le costruzioni ontologicamente operative in Omega.

In termini sintetici:

Classical category + Ordinative admissibility layer = Ordinative category.


2. Tesi del capitolo

La tesi centrale è composta da sette enunciati coordinati.

  1. Esiste una nozione coerente di categoria ordinativa OrdCat_Omega come estensione conservativa di una categoria classica C.
  2. Gli oggetti ordinativi sono oggetti classici singolarizzati in Omega.
  3. I morfismi ordinativi sono morfismi classici più vincoli su coerenza (Coh_Omega) ed emergenza (Phi_Omega).
  4. La composizione ordinativa richiede chiusura sintattica e tenuta non-degenerativa.
  5. L’identità ordinativa non è solo identità tipologica: deve preservare la persistenza minima della singolarità.
  6. Il nucleo assiomatico O1-O7 è sufficiente per distinguere formalmente tra composizioni ammissibili e composizioni sterili.
  7. L’impianto resta scientificamente responsabile solo se ogni claim è accompagnato da etichetta di evidenza e protocollo di falsificazione.

Questa tesi prepara due passaggi successivi:

  1. Capitolo 4: oggetti, morfismi, composizione e identità in estensione OCT;
  2. Capitolo 8: metrica esplicita dello spazio di validità (Coh, Phi, Delta).

3. Definizioni canoniche

Definizione 3.1 (Categoria ordinativa in contesto)

Una categoria ordinativa in contesto è una struttura:

OrdCat_Omega := <Ob_Omega, Hom_Omega, ∘_Omega, id_Omega, Coh_Omega, Phi_Omega, Tau_Omega>

dove:

  1. <Ob_Omega, Hom_Omega, ∘_Omega, id_Omega> è una categoria nel senso classico;
  2. Coh_Omega assegna un valore di coerenza normalizzato;
  3. Phi_Omega assegna una misura di funzione emergente;
  4. Tau_Omega definisce soglie minime dominio-dipendenti.

Commento:

  • la parte classica è preservata;
  • la parte ordinativa aggiunge un criterio di realtà compositiva.

Definizione 3.2 (Oggetto ordinativo)

Un oggetto ordinativo A_Omega è una singolarizzazione di un oggetto classico A:

A_Omega := S_Omega(A) = <A, R_Omega(A), H_t(A), Pi_Omega(A)>.

Definizione 3.3 (Morfismo ordinativamente ammissibile)

Dato f: A_Omega -> B_Omega, definiamo:

Adm_Omega(f) := Syn(f) ∧ Coh_Omega(f) >= tau_f ∧ Phi_Omega(f) != 0.

Il morfismo è ordinativamente ammissibile se e solo se Adm_Omega(f) è vero.

Definizione 3.4 (Composizione ordinativa)

Per f: A_Omega -> B_Omega e g: B_Omega -> C_Omega, la composizione ordinativa g ∘_Omega f è ammessa se:

  1. la composizione classica g ∘ f è definita;
  2. Adm_Omega(f) e Adm_Omega(g) valgono;
  3. Adm_Omega(g ∘ f) è soddisfatta secondo soglie dichiarate.

Definizione 3.5 (Identità ordinativa)

id_A^Omega: A_Omega -> A_Omega è identità ordinativa se:

  1. è identità classica su A;
  2. non induce degrado sotto soglia su coerenza e funzione in regime di auto-applicazione.

Definizione 3.6 (Degenerazione compositiva)

Una composizione è degenerativa in Omega se è sintatticamente lecita ma viola almeno una condizione ordinativa:

Deg_Omega(h) := Syn(h) ∧ (Coh_Omega(h) < tau_h ∨ Phi_Omega(h) = 0).

Definizione 3.7 (Equivalenza ordinativa)

Due oggetti A_Omega, B_Omega sono ordinativamente equivalenti (A_Omega ~ord B_Omega) se:

  1. sono correlabili da morfismi ammissibili in entrambe le direzioni;
  2. tali morfismi preservano invarianti ordinativi entro tolleranza esplicita;
  3. non emergono pattern degenerativi sistematici nella finestra osservata.

4. Sviluppo formale

4.1 Struttura di base

Sia C una categoria classica. Costruiamo una famiglia contestuale OrdCat_Omega attraverso:

  1. operatore di singolarizzazione S_Omega su oggetti;
  2. lifting ordinativo L_Omega su morfismi;
  3. gate Adm_Omega per decidere ammissibilità.

L’idea è semplice: non sostituire C, ma introdurre un filtro interno che impedisca di trattare come equivalenti composizioni formalmente corrette ma ordinativamente sterili.

4.2 Assiomi O1-O7

Assioma O1 (Conservazione sintattica)

Ogni oggetto e morfismo ordinativo deve essere, in primo luogo, ben tipizzato nel senso classico.

Forma:

Adm_Omega(f) -> Syn(f).

Interpretazione:

  • non esiste validità ordinativa senza validità classica;
  • OCT non autorizza scorciatoie anti-formali.

Assioma O2 (Soglia minima di coerenza)

Per ogni morfismo ammissibile:

Adm_Omega(f) -> Coh_Omega(f) >= tau_f.

Interpretazione:

  • tau_f è parametro dichiarato;
  • la coerenza non è opzionale, è condizione costitutiva.

Assioma O3 (Non-sterilità emergente)

Per ogni morfismo ammissibile:

Adm_Omega(f) -> Phi_Omega(f) != 0.

Interpretazione:

  • una trasformazione può essere formalmente corretta ma emergenzialmente nulla;
  • in OCT quella trasformazione non è sufficiente per il regime di realtà compositiva.

Assioma O4 (Chiusura compositiva ordinativa)

Se f e g sono ammissibili e composibili, allora g ∘_Omega f è ammissibile solo se soddisfa i vincoli ordinativi aggregati.

Forma schematica:

Adm_Omega(f) ∧ Adm_Omega(g) ∧ Comp(g,f) -> Gate_Omega(g ∘ f),

dove Gate_Omega verifica soglie su Coh e Phi della composta.

Interpretazione:

  • la composizione non è automaticamente lecita in senso ordinativo;
  • la chiusura richiede controllo di propagazione della coerenza.

Assioma O5 (Identità non-degenerativa)

Per ogni oggetto A_Omega, l’identità id_A^Omega preserva la persistenza minima:

Coh_Omega(id_A^Omega) >= tau_id e Phi_Omega(id_A^Omega) != 0 oppure non decrementa la funzione emergente sotto soglia dominio-specifica.

Interpretazione:

  • l’identità ordinativa non è un puro simbolo;
  • è il vincolo minimo di tenuta interna del nodo.

Assioma O6 (Stabilità contestuale controllata)

Le proprietà ordinative devono essere dichiarate rispetto a Omega e a una famiglia di variazioni controllate DeltaOmega.

Forma:

Adm_Omega(f) richiede robustezza minima su perturbazioni ammesse:

forall omega' in N_epsilon(Omega): Coh_omega'(f) >= tau'_f.

Interpretazione:

  • un valore puntuale non basta;
  • serve stabilità locale in vicinato contestuale.

Assioma O7 (Tracciabilità e falsificabilità)

Ogni uso scientifico di un costrutto ordinativo deve dichiarare:

  1. contesto Omega;
  2. soglie tau;
  3. metrica di Coh e Phi;
  4. classe di evidenza (S0-S3);
  5. condizioni di confutazione.

Interpretazione:

  • questo assioma connette matematica e pratica scientifica;
  • impedisce claim forti non auditabili.

4.3 Relazione tra gli assiomi

Gli assiomi sono organizzati in tre strati:

  1. Strato strutturale: O1, O4, O5;
  2. Strato dinamico-funzionale: O2, O3, O6;
  3. Strato epistemico-scientifico: O7.

La separazione è importante perché evita due errori simmetrici:

  1. ridurre OCT a sola algebra senza criterio empirico;
  2. ridurre OCT a metodologia empirica senza struttura formale.

4.4 Gate ordinativo esplicito

Definiamo un gate completo per composizioni:

Gate_Omega(h) := Syn(h) ∧ Coh_Omega(h) >= tau_h ∧ Phi_Omega(h) != 0 ∧ Robust_Omega(h).

Allora:

Adm_Omega(h) := Gate_Omega(h).

Robust_Omega(h) può assumere forme differenti per dominio, ma deve essere esplicitata prima della validazione.

4.5 Conservatività rispetto al classico

Sia U: OrdCat_Omega -> C il funtore di oblio che rimuove il layer ordinativo e conserva la struttura classica.

Proprietà attesa:

  1. U preserva composizione e identità classiche;
  2. ogni morfismo ordinativamente ammissibile è anche morfismo classico valido;
  3. non vale il viceversa in generale.

Questa asimmetria formalizza la tesi di estensione conservativa non ridondante.

4.6 Esempio astratto di fallimento O4

Siano f: A->B, g: B->C ammissibili singolarmente. È possibile che:

  1. Coh_Omega(f) e Coh_Omega(g) siano sopra soglia;
  2. la composta g∘f produca interferenze relazionali e abbassi la coerenza aggregata sotto tau.

In questo caso:

  1. la categoria classica considera la composta lecita;
  2. OCT la classifica come degenerativa (Deg_Omega(g∘f)).

L’esempio mostra che O4 non è un dettaglio tecnico ma il punto in cui OCT guadagna potere discriminante.

4.7 Nota sulla parametrizzazione delle soglie

Le soglie tau non devono essere arbitrarie. In ogni applicazione:

  1. devono essere motivate dal dominio;
  2. devono essere dichiarate ex ante;
  3. devono essere sottoposte a analisi di sensibilità;
  4. devono essere tracciate nel log sperimentale.

Senza questa disciplina, O2-O6 diventerebbero manipolabili a posteriori e perderebbero valore scientifico.

4.8 Consistenza interna del kernel O1-O7

Il kernel proposto deve soddisfare una condizione di coerenza meta-assiomatica: nessun assioma deve rendere inutilizzabile o contraddittorio un altro assioma nel dominio di applicazione dichiarato.

Verifica minima di compatibilità:

  1. O1 è prerequisito logico di O2-O6, quindi non entra in conflitto con essi;
  2. O2 e O3 sono indipendenti ma complementari: alta coerenza senza funzione emergente resta insufficiente, e viceversa;
  3. O4 dipende da O2-O3 ma non li sostituisce: regola la propagazione compositiva;
  4. O5 è il caso limite locale su identità e non collassa in O2 perché include clausola di persistenza;
  5. O6 impedisce letture puntuali opportunistiche dei valori di coerenza;
  6. O7 rende auditabile l’insieme precedente.

Questa struttura a dipendenze controllate è importante perché permette di localizzare gli errori:

  1. errore di tipizzazione: violazione O1;
  2. errore di soglia: violazione O2;
  3. errore di sterilità: violazione O3;
  4. errore di propagazione: violazione O4;
  5. errore di persistenza identitaria: violazione O5;
  6. errore di robustezza contestuale: violazione O6;
  7. errore epistemico-documentale: violazione O7.

In termini pratici, O1-O7 funziona anche come sistema di diagnosi, non solo come sistema di ammissibilità.

4.9 Matrice decisionale ordinativa

Per rendere operativa la classificazione, introduciamo una matrice minima basata su quattro stati.

Sia h una trasformazione candidata. Definiamo:

  1. Syn(h) stato sintattico;
  2. CohPass(h) vero se Coh_Omega(h) >= tau_h;
  3. PhiPass(h) vero se Phi_Omega(h) != 0.

Allora:

  1. Stato A (Ammissibile pieno): Syn ∧ CohPass ∧ PhiPass;
  2. Stato B (Lecito ma sterile): Syn ∧ CohPass ∧ not PhiPass;
  3. Stato C (Lecito ma degenerativo): Syn ∧ not CohPass;
  4. Stato D (Non lecito): not Syn.

Significato operativo:

  1. solo Stato A entra in pipeline ordinativa ordinaria;
  2. Stati B-C possono essere usati come controesempi o materiale diagnostico;
  3. Stato D appartiene a errore formale preliminare.

La matrice non sostituisce la teoria, ma riduce l’ambiguità nel reporting sperimentale e rende confrontabili risultati tra gruppi diversi.

4.10 Minimo protocollo di valutazione per una composta

Per una coppia f, g composibile, il protocollo minimo suggerito è:

  1. verifica Syn(f), Syn(g), Syn(g∘f);
  2. stima Coh_Omega(f), Coh_Omega(g), Coh_Omega(g∘f);
  3. stima Phi_Omega(f), Phi_Omega(g), Phi_Omega(g∘f);
  4. test locale su vicinato N_epsilon(Omega) per O6;
  5. classificazione finale nella matrice A/B/C/D;
  6. registrazione claim con etichetta S0-S3.

Questo protocollo è volutamente minimale. Serve come baseline comune: ogni dominio può aggiungere test specifici, ma non dovrebbe omettere questi passaggi senza dichiararlo.

4.11 Condizione di trasferibilità tra contesti

Un’obiezione frequente è la seguente: se OCT dipende da Omega, come evitare la frammentazione in micro-teorie incomunicabili? La risposta non è eliminare il contesto, ma formalizzare il passaggio tra contesti.

Introduciamo quindi una condizione di trasferibilità controllata:

dato un mapping T: Omega_1 -> Omega_2, una proprietà ordinativa è trasferibile se:

  1. il mapping preserva le variabili strutturalmente rilevanti;
  2. la variazione delle soglie è dichiarata e giustificata;
  3. la classificazione A/B/C/D resta stabile entro margini concordati.

Questa condizione non garantisce universalità assoluta, ma rende la generalizzazione esplicita e verificabile. In altre parole, OCT sostituisce il salto implicito di contesto con una procedura dichiarata di trasporto contestuale.

4.12 Nota su parsimonia assiomatica

Il set O1-O7 è costruito con un criterio di parsimonia: ogni assioma deve aggiungere una funzione logica non già coperta dagli altri. Questo è rilevante per due ragioni.

  1. evita inflazione assiomatica, che renderebbe OCT difficile da apprendere e applicare;
  2. mantiene separabile il dibattito critico, perché ogni revisione può essere localizzata su un assioma specifico senza riscrivere l’intero impianto.

In fase editoriale, la parsimonia facilità anche la revisione tra pari: il lettore può verificare in modo progressivo il nucleo prima di entrare nelle estensioni avanzate.


5. Proposizioni e teoremi locali

Proposizione 3.1 (Inclusione ordinativo-classica)

Enunciato: Esiste un funtore fedele U: OrdCat_Omega -> C che dimentica il layer ordinativo e conserva la struttura categoriale classica.

Intuizione:

  • tutto ciò che è ordinativamente ammissibile è già formalmente lecito;
  • OCT non rompe la grammatica classica.

Stato: validated (livello strutturale di base).

Proposizione 3.2 (Non-equivalenza del viceversa)

Enunciato: In generale non vale che ogni morfismo classico valido sia ordinativamente ammissibile.

Intuizione:

  • basta un controesempio con Phi=0 o Coh<tau;
  • il gate ordinativo è selettivo.

Stato: validated (forma logica), con rafforzamento empirico nei capitoli 8-11.

Teorema 3.3 (Chiusura condizionata della composizione ordinativa)

Ipotesi:

  1. f e g composibili;
  2. Adm_Omega(f) e Adm_Omega(g);
  3. Gate_Omega(g∘f) soddisfatto.

Tesi: Adm_Omega(g∘f).

Proof sketch:

  1. da O1 segue la correttezza sintattica della composta;
  2. da O2-O3 e dalla verifica del gate segue la tenuta di coerenza ed emergenza;
  3. per definizione di ammissibilità, la composta è ammessa.

Conseguenze:

  • la chiusura esiste, ma non è automatica;
  • il controllo esplicito evita derivazioni degenerative.

Stato: in_proof (chiusura completa nel programma F01-F10).

Teorema 3.4 (Criterio minimo di identità persistente)

Ipotesi:

  1. per ogni oggetto A_Omega vale O5;
  2. la dinamica locale resta in vicinato N_epsilon(Omega) compatibile con O6.

Tesi: id_A^Omega mantiene persistenza minima della singolarità in intervallo osservato.

Proof sketch:

  1. O5 fornisce la condizione di non-degenerazione locale;
  2. O6 estende la validità a variazioni contestuali controllate;
  3. quindi l’identità ordinativa resta operativa nel regime dichiarato.

Conseguenze:

  • l’identità non è più solo formalismo statico;
  • diventa vincolo dinamico verificabile.

Stato: revise (dipende da formalizzazione metrica di Robust_Omega).

Teorema 3.5 (Conservatività non ridondante)

Ipotesi:

  1. O1 garantisce inclusione nel classico;
  2. esiste almeno una famiglia di morfismi con Syn=vero ma Adm=falso.

Tesi: OCT è estensione conservativa non ridondante della category theory classica.

Proof sketch:

  1. inclusione: da O1 e Proposizione 3.1;
  2. non ridondanza: da esistenza di controesempi selezionati dal gate;
  3. combinando 1 e 2, l’estensione conserva e discrimina.

Stato: in_proof (rafforzamento con benchmark nel Capitolo 13).


6. Implicazioni operative

6.1 Per la scrittura matematica del libro

Da questo capitolo in avanti, ogni costrutto deve dichiarare:

  1. oggetto classico di riferimento;
  2. singolarizzazione in Omega;
  3. condizione di ammissibilità Adm_Omega;
  4. eventuale criterio di robustezza.

Questo standard evita ambiguità tra enunciato classico e enunciato ordinativo.

6.2 Per la progettazione di esperimenti

Ogni esperimento OCT-compatibile deve includere:

  1. specifica delle soglie tau;
  2. metodo di calcolo di Coh e Phi;
  3. set di perturbazioni per O6;
  4. regola di confutazione per O7.

In assenza di uno di questi blocchi, il risultato può essere utile come esplorazione, ma non come evidenza forte (S0/S1).

6.3 Per benchmark e dataset

I dataset non devono più essere letti solo come collezione di esempi, ma come ambiente per testare:

  1. chiusura ordinativa delle composizioni;
  2. sensibilità delle soglie;
  3. persistenza identitaria in traiettoria.

Da qui nasce il passaggio dai benchmark statici ai benchmark ordinativi multi-ciclo.

6.4 Per sistemi AI ordinativi

In architetture agentiche, O1-O7 implica:

  1. controllo di ammissibilità prima della propagazione decisionale;
  2. blocco di composizioni ad alta degenerazione anche se formalmente tipizzate;
  3. audit trail con metadati di contesto e classe di evidenza.

Questo riduce il rischio di overfitting strutturale: il sistema non ottimizza solo forma locale, ma tenuta funzionale globale.

6.5 Per pubblicazione e revisione tra pari

La pubblicabilità aumenta quando la teoria espone chiaramente:

  1. ciò che conserva del classico;
  2. ciò che aggiunge in modo formalmente controllato;
  3. ciò che resta ancora in prova (in_proof o revise).

Gli assiomi O1-O7 sono costruiti esattamente per questo: rendere OCT discutibile in senso scientifico, non solo suggestiva in senso narrativo.


7. Limiti e non-claim

Limiti espliciti del capitolo:

  1. O1-O7 definisce un kernel, non l’intera teoria avanzata;
  2. non è ancora dimostrata una forma unica universale di Robust_Omega;
  3. la calibratura delle soglie resta dominio-dipendente;
  4. i teoremi 3.3-3.5 sono in stato di prova parziale;
  5. non sono ancora formalizzate in dettaglio tutte le varianti enriched/fibrational/topos.

Failure mode riconosciuti:

  1. soglie troppo alte: rigetto eccessivo di composizioni utili;
  2. soglie troppo basse: ammissione di composizioni sterili;
  3. metrica Phi mal definita: falsi segnali di emergenza;
  4. perturbazioni O6 troppo deboli: robustezza apparente;
  5. reporting incompleto: impossibilità di audit indipendente.

Box C - Non-claim

Questo capitolo non implica:

  1. che ogni categoria classica debba essere automaticamente riformulata in OCT;
  2. che O1-O7 sia già un sistema assiomatico definitivo e chiuso;
  3. che la sola assiomatica basti senza pipeline di validazione empirico-formale.

8. Claim Ledger (S0-S3)

ID Claim Tipo Evidenza Stato
C3.1 OrdCat_Omega è formalizzabile come estensione conservativa di una categoria classica formale S2 in_review
C3.2 O1 garantisce inclusione strutturale nel quadro classico formale S1 validated
C3.3 O2-O3 introducono un criterio minimo di realtà compositiva (Coh + Phi) formale-metodologico S2 in_review
C3.4 O4 rende la chiusura compositiva ordinativa condizionata e non automatica formale S2 in_proof
C3.5 O5 trasforma l’identità in vincolo non-degenerativo verificabile formale S2 revise
C3.6 O6 richiede robustezza locale su variazioni contestuali controllate metodologico S1 validated
C3.7 O7 è necessario per la falsificabilità scientifica delle estensioni OCT epistemico S1 validated
C3.8 L’estensione OCT è non ridondante se esistono morfismi classici validi ma non ammissibili ordinativamente metateorico S2 in_proof

9. Bridge al Capitolo 4

Con il presente capitolo abbiamo completato la triade fondativa iniziale:

  1. Capitolo 1: perché la validità sintattica non basta nei domini reali complessi;
  2. Capitolo 2: quale ontologia minima serve (singolarità contestuale);
  3. Capitolo 3: come questa ontologia diventa categoria ordinativa assiomatizzata.

Il Capitolo 4 userà O1-O7 per entrare nei dettagli operativi di:

  1. oggetti e morfismi in estensione OCT;
  2. composizione e identità con esempi tipizzati;
  3. criteri di ammissibilità su diagrammi concreti.

In altre parole: il kernel assiomatico ora esiste; il prossimo passo è mostrarne il funzionamento strutturale passo per passo.


Riferimenti

Riferimenti di framework interno:

  1. Ghioni, F. (2026). TE_CORE_v5.1.md.
  2. Ghioni, F. (2026). TE_OST_v2.1.md.
  3. OCT_CLASSICAL_TO_ORDINATIVE_MAP_v0_1.md.
  4. OCT_THEOREM_PROGRAM_v0_1.md.
  5. OCT_TYPED_FORMAL_SPEC_v0_1.md.

Riferimenti primari:

  1. Eilenberg, S., Mac Lane, S. (1945). General Theory of Natural Equivalences.
  2. Mac Lane, S. (1998). Categories for the Working Mathematician.
  3. Riehl, E. (2016). Category Theory in Context.
  4. Spivak, D. (2014). Category Theory for the Sciences.